19 may. 2011

Ferite mortali (la scoperta dell’esasperazione gaditana)


Dicono che lo sbatter d’ali di una farfalla a Londra possa scatenare una tempesta ad Hong Kong. La cosiddetta teoria del caos. E’ una relazione di causa-effetto che si ritrova in tutti gli eventi della vita. Un piccolo cambio può generare grandi risultati.
Se c’è qualcosa che caratterizza i gaditani, è la capacità di esagerare una storia fino a toccare livelli inimmaginabili. All’inizio dell’Erasmus, non lo sapeva nessuno e tutti credevano ad occhi chiusi a tutte alle avventure che raccontavamo, per la passione e l’entusiasmo che mettevamo nel raccontarle.
Parlo al plurale, perchè divido l’appartamento con altri due gaditani, colleghi e amici miei. Perfetti alleati di avventure esagerate.(infatti reggono il gioco a tutti gli incredibili racconti che propino con validi argomenti.)

Il nostro “caos” inizia quando abbiamo deciso di dare nel nostro appartamento una piccola festa, cosa che ha causato una ferita mortale. L’acquisto innocente di un secchio per il mocio senza strizzatoio, ha dato come risultato uno degli annedoti più commentati dell’Erasmus. E’ stata la prima (ed ultima) festa che abbiamo fatto a casa nostra. Tutto andava bene finchè non è arrivata una vicina, lamentandosi all’alba.
Di mattina, quando gli ultimi presenti se n’erano tornati a casa, abbiamo iniziato a mettere in ordine. Quando l’ultima cosa da fare ormai era passare il mocio, mi sono messo a letto per riposarmi un pò, quando di soprassalto, sento squillare il telefono nella camera di J. R., e di corsa mi sono diretto lì perchè mi aspettavo delle notizie importanti. Che sorpresa ho avuto nel vedere che il corridoio sembrava una piscina olimpionica! E dato che ero scalzo, sono scivolato per un paio di metri, la distanza esatta per arrivare nella stanza di J.R , e “baciare” la porta.
Girandomi, finisco con la testa per terra, e avendo perso i sensi, solo sento in lontananza le risa smoderate di R. T.

Non ho perso del tutto conoscienza per l’acqua che mi bagnava la testa, dato che R. T.aveva usato il secchio senza strizzatoio, con il proposito di metter su, senza licenza, una squadra di pallanuoto. Alla fine, quando hanno visto che la situazione si faceva seria, sono venuti ad aiutarmi. Dato che una gamba aveva un poco di sangue, guardando di sbieco, ho intravisto l’ osso.

I miei amici, studenti dell’UCA (Universita’ di Cadice), si sono immersi in una animata discussione riguardo a quale osso mi sarei potuto rompere. Che fosse la tibia, o il perone, l’unica cosa che volevo fare era montare in bici (con l’osso rotto) e andare all’ospedale. Quello che è successo dopo , non lo si ritrova nei manuali di medicina, e per quanto tu possa cercare in Sobota o in Grey’s Anatomy, non ti diranno mai che in caso di un osso rotto (che sia la tibia, o il perone) bisogna mettere del cotone imbrevuto di mercurio cromo nella ferita, con la speranza che l’osso si rigeneri da solo.

Effettivamente, ed altrettanto comicamente, ho trascorso tutto il giorno a letto, come un pascià. Tutto cio’ non senza prima aver avvisato e aver fatto preoccupare tutti gli Erasmus con un messaggio collettivo della mia prognosi, utilizzando il cellulare che mi aveva preso di soprassalto e aveva fatto si che mi dirigessi verso la stanza di J. R.. Molti allarmati per la situazione, mi hanno telefonato e mi hanno mandato messaggi per avere notizie riguardo il mio stato. Quel giorno, hanno scoperto la cosiddetta esasperazione gaditana. Quel giorno hanno scoperto la teoria del “caos”.(Non comprare mai uno secchio senza strizzatoio! ).

Molte delle storie che leggerete qui sono già diventate leggenda, e come tutte le storie leggendarie, con il trascorrere del tempo continuano ad acquisire un tocco di esagerazione. Il “passaparola” le ha transformate così tanto, che già sono storie epiche. Queste storie, sono successe durante l’Erasmus; forse, non esattamente come le trascrivo...però... è forse questo importante?

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